Vi siete mai chiesti perché le uova tradizionalmente si vendono a dozzine?

Eppure siamo da secoli in un sistema decimale. Perché ancora resiste la dozzina? E perché abbiamo 24 ore in un giorno, 12 mesi all’anno, 60 minuti e 60 secondi, 360° di angolo giro e molto altro ancora? Si chiama sistema sessagesimale e ha radici molto molto antiche e profonde…. e forse non del tutto sbagliate.

Guardatevi le mani e provate a contare.

Immaginatevi di essere poco più che uomini preistorici, di avere con voi un bel numero di pecore, di non saper né leggere né scrivere e di stare in un mercato dove neanche capite la lingua degli altri. E come voi tutti i presenti, compresi quelli che vi devono comprare il gregge di pecore.
Come li fate gli affari? Come le contate le pecore? E i soldi che vi daranno in cambio? Come glieli chiedete? Che ci fate con quel 10 numero massimo a cui siamo abituati a fare riferimento quando noi oggi contiamo con le dita? Non basterebbe per le pecore, né tantomeno per i soldi.

Però ora provate a fare tabula rasa del conosciuto e vissuto e visualizzate sempre la vostra mano. Un pollice che non vale come numero ma che serve per contare e 4 dita con 3 falangi ognuna. E il pollice che batte sulle falangi per indicare i numeri. Ma va là? Guarda tu il caso, a fine conteggio spunta un 12.
E ora guardiamo l’altra mano, usiamo lo stesso sistema, solo che qui ogni falange vale una dozzina.

Ecco che all’improvviso la possibilità di numerazione e di calcolo cresce a dismisura, come noi non siamo abituati a fare e pensare.

Noi no, ma i Sumeri si.

Sono loro che hanno inventato numeri, scrittura, calcoli, e con quel 12 o multipli o sottomultipli ci hanno costruito un mondo che usiamo ancora oggi anche noi. Non solo ore e mesi, ma per loro anche l’anno durava 360 giorni. C’è voluto Giulio Cesare per rimettere, almeno qui, le cose un po’ a posto.
E poi il 60 è proprio un bel numero: può essere diviso per 1, 2, 3, 4, 5, 6, 10, 12, 15, 20 e 30. Il che significa un’infinità di calcoli matematici facilitati.

Pensa tu ‘sti Sumeri, chi l’avrebbe detto, vero?